Calendario Comunità Pastorale

Amici della Parrocchia

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Parrocchia Santi Quirico e Giulitta - Solaro
Comunità Pastorale: METTIAMOCI IN ASCOLTO!
Sabato 18 Marzo 2023 12:43

Il 3 Novembre 2022 è nata la Comunità Pastorale, e, dopo alcuni mesi di “convivenza”, è bello ritrovarsi a “leggere” come siamo e come ci vediamo.

Lo vogliamo fare attraverso un incontro, che aiuti a migliorare lo spirito di fraternità che ci spinge ad essere Chiesa radunata da Gesù e in cammino con tutta la sua “famiglia”.

Venerdì 24 Marzo 2023 (ore 20.45)

ci vogliamo ritrovare nel Salone Polifunzionale di BROLLO

per un’ASSEMBLEA DI COMUNITÀ PASTORALE.

Vuol essere esperienza di “sinodo” e di comunione, tempo di ascolto sia da parte dei Consiglieri che vicendevole, per immaginare passi futuri.

Non è momento per “decidere”, per un “dibattito”, per “accusare”, ma momento in cui porre premesse per “costruirci come Chiesa” e intuire strade per il futuro.

Certamente non possiamo allontanarci dal cammino della Chiesa diocesana, ma abbiamo “qualcosa di nostro” da approfondire e da realizzare, prendendoci cura sia dell’essere Comunità Pastorale sia della vita delle singole comunità parrocchiali.

È una convocazione aperta a tutti, ma soprattutto per il Coordinamento Pastorale, i due Consigli Affari Economici e il Consiglio d’Oratorio.

Oltre alla preghiera comune ci saranno tre momenti: innanzitutto il mettere in luce “tutto il bello che c’è”, poi ci sarà spazio per mettere in luce ciò che non va e suggerire come potrebbe essere cambiato, concludendo con una piccola sintesi da consegnare ai membri di vari Consigli Parrocchiali.

Vuole essere anche l’occasione per “lanciare” un invito alla corresponsabilità, avendo all’orizzonte l’elezione dei nuovi Consiglio Pastorale e Consigli Affari Economici (ottobre).

Gli Esercizi Spirituali vissuti nei giorni scorsi ci hanno riempiti dello Spirito Santo: sarà Colui che ci guiderà anche in questa nuova esperienza.

 
ESERCIZI SPIRITUALI - “Come i discepoli di Emmaus”
Sabato 11 Marzo 2023 22:32

da Domenica 12 a Venerdì 17 Marzo

Questa 3a settimana di Quaresima per la nostra Comunità Pastorale è tempo di Grazia, tempo per mettersi in ascolto del Vangelo, per “abbandonarsi allo Spirito”, per permettere a Gesù di attirarci a Lui. Come ci dice Gesù nel brano evangelico di questa domenica: “Se rimanete nella mia parola, sarete miei discepoli: conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi”

Gesù, come ai due amici diretti a Emmaus, si mette accanto a noi per vincere le nostre “disperazioni”; ci libera la mente “bloccata” e il cuore che è “lento a credere”; ci “scalda” con la sua Parola e ci fa sedere con Lui per spezzare il pane; “rianima” il nostro essere Comunità ricca di carità nel prenderci cura di vicini e lontani.

Vogliamo insieme accogliere Gesù e la sua Parola, accogliere lo Spirito e la sua Grazia, insieme a tutti i doni che il Padre nella sua Bontà ci offrirà.

Sfruttiamo le celebrazioni comunitarie (sia la predicazione durante le Messe feriali che l’incontro serale) e aggiungiamo un po’ di impegno nell’usare il Sussidio preparato in modo personale.

Mettiamoci anche qualche forma di digiuno e di penitenza…

 

Domenica 12 Marzo (ore 16.00) in chiesa a BROLLO

Solenni VESPERI di inizio

da Lunedì a Venerdì

ore 6.45 Lodi e breve Meditazione in chiesa a SOLARO

ore 21.00 Meditazione della Parola in chiesa a BROLLO

 

In fondo alle Chiese di Solaro e Brollo è disponibile il Sussidio

per la Meditazione personale e per celebrazioni comunitarie

 
“Senza memoria e lenti a credere”
Sabato 25 Febbraio 2023 17:34

Oggi lo Spirito e la Chiesa ci spingono ad entrare nel deserto della Quaresima insieme con Gesù e in comunione con le sorelle e i fratelli della nostra Comunità Pastorale di Solaro e Brollo… e con tutta la Chiesa.

Siamo spinti mentre portiamo nel cuore la preoccupazione per le situazioni di guerra e violenza nel mondo, come pure le gravi difficoltà delle popolazioni toccate sia dal terremoto che dai disagi della miseria che “obbligano” a fuggire… creando milioni di profughi alla ricerca di sollievo.

Siamo spinti mentre il nostro cuore soffre perché l’attuale situazione di incertezza sociale ci istiga a sentirci “frustrati, irritati e rabbiosi” e quasi a credere che qualche forma di “violenza” sia necessaria più che puntare a fraternità e “ri-conciliazione”.

Probabilmente siamo anche noi come i due tristi discepoli di Emmaus cui Gesù si avvicina: siamo anche noi “senza memoria” della storia nostra e altrui e poco inclini a pensare… e anche “lenti a credere” che Gesù e il suo Vangelo possono essere per tutti “un tesoro di speranza nuova”.

Spinti nel deserto quaresimale Gesù “si fa prossimo” a noi per far “ardere il nostro cuore” e si servirà di occasioni personali o comunitarie.

Gesù fa “ardere il cuore” quando ci mettiamo in preghiera e leggiamo il Vangelo, quando “facciamo la Comunione” o siamo assolti nel Sacramento della Riconciliazione, quando contempliamo Gesù nella Via Crucis e partecipiamo agli Esercizi Spirituali con altri fedeli…

E quando Gesù farà “ardere il cuore” sapremo mettere ordine nelle nostre relazioni sia in famiglia che fuori casa, sapremo sorridere e salutare coloro che incrociamo per strada o sulla scala, saremo disponibili a offrire un contributo sostanzioso per le donne venezuelane rifugiate in Brasile…

Entriamo con coraggio in questa Quaresima, entriamoci volendo camminare insieme, sentendoci Comunità Pastorale, pronti a permettere che la Parola del Signore Gesù “faccia ardere il nostro cuore” come è capitato ai due discepoli di Emmaus.

“ARDEVA IL NOSTRO CUORE

QUANDO CI PARLAVA”

 
BRASILE. Un futuro per le donne migranti venezuelane
Domenica 05 Marzo 2023 10:07

Luogo: Roraima – Brasile

 

Destinatari: donne venezuelane migranti in gravidanza o con neonati.

 

Obiettivi generali: sostenere donne migranti venezuelane in situazione di alta vulnerabilità sociale ed economica con percorsi di ascolto, accoglienza, orientamento e autonomia.

 

Contesto:

La crisi politica e socio-economica del Venezuela ha costretto negli ultimi anni circa 7 milioni di persone (quasi ¼ della popolazione del Paese) a chiedere asilo, in particolare nei Paesi limitrofi. Di questi, circa 400.000 si sono diretti in Brasile, attraversando la frontiera di Pacaraima e arrivando nello Stato di Roraima. La maggior parte arriva senza documenti, senza cibo, molti con malattie croniche.

Dal 2018 la diocesi di Roraima, attraverso la Pastorale dei migranti coordinata dalle suore Scalabriniane, interviene perché le persone migranti si riconoscano come protagonisti della propria storia, collaborino nelle azioni di trasformazione in cui vengono inserite, diventino cittadini nella nuova patria.

 

Interventi:

La Pastorale dei migranti di Roraima vuole dedicare un’attenzione particolare alle donne in gravidanza o con neonati. In una prima fase incontra singolarmente le donne per conoscerne la situazione personale e preparare la documentazione per accedere ai servizi socio sanitari. Alle donne viene distribuito un kit mamma-bambino per le esigenze più immediate e, in alcuni casi, del materiale edile per sistemare le casette in cui alloggiano.

Successivamente vengono organizzati degli incontri di mutuo aiuto, sia nella sede diocesana che nei 16 nuclei territoriali, per incoraggiare le donne ad attivarsi in percorsi microimprenditoriali secondo le loro competenze e i loro desideri. Dopo un breve percorso formativo ricevono un piccolo fondo e i primi strumenti per avviare la loro attività, sotto la supervisione periodica della Pastorale dei Migranti e dei suoi volontari.

 
MASCHERA & MASCHERE - “Che giro fanno due vite”
Sabato 18 Febbraio 2023 21:42

“L’uomo ha due vite: una è la vita vera, l’altra quella immaginaria che vive nell’opinione, sua o della gente” (Pascal). Noi lavoriamo senza posa ad abbellire e conservare il nostro essere immaginario e trascuriamo quello vero. Se possediamo qualche virtù o merito, ci diamo premura di farlo sapere, in un modo o in un altro, per arricchire di tale virtù o merito il nostro essere immaginario, disposti perfino a farne a meno noi, per aggiungere qualcosa a lui, fino a consentire, talvolta, a essere vigliacchi, pur di sembrare valorosi e a dare anche la vita, purché la gente ne parli .

Questo è l’ipocrisia. La parola deriva dal linguaggio teatrale. All’inizio significava semplicemente recitare, rappresentare sulla scena. Agli antichi non sfuggiva l’intrinseco elemento di menzogna che c’è in ogni rappresentazione scenica, nonostante l’alto valore morale e artistico che le viene riconosciuto… Il dolore e la gioia ivi rappresentati ed enfatizzati non sono vero dolore e vera gioia, ma parvenza, affettazione. Quello che è sulla faccia non è quello che c’è nel cuore.

Noi usiamo la parola “fiction” in senso neutrale o addirittura positivo; gli antichi le davano il senso che essa ha in realtà: quello di finzione. Ciò che di negativo c’era nella finzione scenica è passato nella parola ipocrisia. Da parola originariamente neutra, essa è diventata parola esclusivamente negativa, una delle poche parole con significati tutti e solo negativi. C’è chi si vanta di essere orgoglioso o libertino, nessuno di essere ipocrita.

L’ipocrisia è fare della vita un teatro in cui si recita per un pubblico; è indossare una maschera, cessare di essere persona per diventare personaggio. Il personaggio non è altro che la corruzione della persona. La persona è un volto, il personaggio una maschera. La persona è nudità radicale, il personaggio è tutto abbigliamento. La persona ama l’autenticità e l’essenzialità, il personaggio vive di finzione e di artifici. La persona ubbidisce alle proprie convinzioni, il personaggio ubbidisce a un copione. La persona è, umile e leggera, il personaggio è pesante ed ingombrante.

Questa tendenza innata dell’uomo è accresciuta enormemente dalla cultura attuale dominata dall’immagine. Film, televisione, internet: tutto si basa ormai prevalentemente sull’immagine, Cartesio ha detto: “Cogito ergo sum”, penso dunque sono; ma oggi si tende a sostituirlo con “appaio, dunque sono”. Un famoso moralista ha definito l’ipocrisia “il tributo che il vizio paga alla virtù”…

È un pericolo anche per le persone religiose che sono solite compiere una moltitudine dei riti e delle prescrizioni che sono impegnate a osservare. Se non sono accompagnati da un continuo sforzo di immettere in essi un’anima, mediante l’amore per Dio e per il prossimo, essi diventano gusci vuoti…

Quando l’ipocrisia diventa cronica crea, nel matrimonio e nella vita consacrata, la situazione di “doppia vita”: una pubblica, palese, l’altra nascosta; spesso una diurna, l’altra notturna. È lo stato spirituale più pericoloso per l’anima, dal quale diventa difficilissimo uscire, a meno che non intervenga qualcosa dall’esterno a infrangere il muro dentro cui ci si è chiusi.

L’ipocrisia è menzogna. È occultare la verità; nell’ipocrisia l’uomo declassa Dio, lo mette al secondo posto, collocando al primo posto le creature, il pubblico.

L’ipocrisia è dunque essenzialmente mancanza di fede, una forma di idolatria in quanto mette le creature al posto del Creatore… L’ipocrisia manca anche di carità verso il prossimo, perché tende a ridurre gli altri ad ammiratori. Non riconosce loro una dignità propria, ma li vede solo in funzione della propria immagine. Numeri della audience e nulla più.

Una forma derivata di ipocrisia è la doppiezza o l’insincerità. Con l’ipocrisia si cerca di mentire a Dio; con la doppiezza nel pensare e nel parlare si cerca di mentire agli uomini. Doppiezza è dire una cosa e pensarne un’altra; dire bene di una persona in sua presenza e dirne male appena ha voltato le spalle.

(padre Raniero Cantalamessa)

 
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