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MASCHERA & MASCHERE - “Che giro fanno due vite†|
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“L’uomo ha due vite: una è la vita vera, l’altra quella immaginaria che vive nell’opinione, sua o della gente†(Pascal). Noi lavoriamo senza posa ad abbellire e conservare il nostro essere immaginario e trascuriamo quello vero. Se possediamo qualche virtù o merito, ci diamo premura di farlo sapere, in un modo o in un altro, per arricchire di tale virtù o merito il nostro essere immaginario, disposti perfino a farne a meno noi, per aggiungere qualcosa a lui, fino a consentire, talvolta, a essere vigliacchi, pur di sembrare valorosi e a dare anche la vita, purché la gente ne parli .
Questo è l’ipocrisia. La parola deriva dal linguaggio teatrale. All’inizio significava semplicemente recitare, rappresentare sulla scena. Agli antichi non sfuggiva l’intrinseco elemento di menzogna che c’è in ogni rappresentazione scenica, nonostante l’alto valore morale e artistico che le viene riconosciuto… Il dolore e la gioia ivi rappresentati ed enfatizzati non sono vero dolore e vera gioia, ma parvenza, affettazione. Quello che è sulla faccia non è quello che c’è nel cuore.
Noi usiamo la parola “fiction†in senso neutrale o addirittura positivo; gli antichi le davano il senso che essa ha in realtà : quello di finzione. Ciò che di negativo c’era nella finzione scenica è passato nella parola ipocrisia. Da parola originariamente neutra, essa è diventata parola esclusivamente negativa, una delle poche parole con significati tutti e solo negativi. C’è chi si vanta di essere orgoglioso o libertino, nessuno di essere ipocrita.
L’ipocrisia è fare della vita un teatro in cui si recita per un pubblico; è indossare una maschera, cessare di essere persona per diventare personaggio. Il personaggio non è altro che la corruzione della persona. La persona è un volto, il personaggio una maschera. La persona è nudità radicale, il personaggio è tutto abbigliamento. La persona ama l’autenticità e l’essenzialità , il personaggio vive di finzione e di artifici. La persona ubbidisce alle proprie convinzioni, il personaggio ubbidisce a un copione. La persona è, umile e leggera, il personaggio è pesante ed ingombrante.
Questa tendenza innata dell’uomo è accresciuta enormemente dalla cultura attuale dominata dall’immagine. Film, televisione, internet: tutto si basa ormai prevalentemente sull’immagine, Cartesio ha detto: “Cogito ergo sumâ€, penso dunque sono; ma oggi si tende a sostituirlo con “appaio, dunque sonoâ€. Un famoso moralista ha definito l’ipocrisia “il tributo che il vizio paga alla virtùâ€â€¦
È un pericolo anche per le persone religiose che sono solite compiere una moltitudine dei riti e delle prescrizioni che sono impegnate a osservare. Se non sono accompagnati da un continuo sforzo di immettere in essi un’anima, mediante l’amore per Dio e per il prossimo, essi diventano gusci vuoti…
Quando l’ipocrisia diventa cronica crea, nel matrimonio e nella vita consacrata, la situazione di “doppia vitaâ€: una pubblica, palese, l’altra nascosta; spesso una diurna, l’altra notturna. È lo stato spirituale più pericoloso per l’anima, dal quale diventa difficilissimo uscire, a meno che non intervenga qualcosa dall’esterno a infrangere il muro dentro cui ci si è chiusi.
L’ipocrisia è menzogna. È occultare la verità ; nell’ipocrisia l’uomo declassa Dio, lo mette al secondo posto, collocando al primo posto le creature, il pubblico.
L’ipocrisia è dunque essenzialmente mancanza di fede, una forma di idolatria in quanto mette le creature al posto del Creatore… L’ipocrisia manca anche di carità verso il prossimo, perché tende a ridurre gli altri ad ammiratori. Non riconosce loro una dignità propria, ma li vede solo in funzione della propria immagine. Numeri della audience e nulla più.
Una forma derivata di ipocrisia è la doppiezza o l’insincerità . Con l’ipocrisia si cerca di mentire a Dio; con la doppiezza nel pensare e nel parlare si cerca di mentire agli uomini. Doppiezza è dire una cosa e pensarne un’altra; dire bene di una persona in sua presenza e dirne male appena ha voltato le spalle.
(padre Raniero Cantalamessa) |
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Luogo di comunione… e di corresponsabilità |
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Per il buon funzionamento di una Comunità Pastorale è necessario avere il Consiglio Pastorale. Alla nascita dell’Unità Pastorale formata dalle nostre due Parrocchie di Solaro e Brollo si era scelto di unire i due Consigli Pastorali in un unico Coordinamento Pastorale Unitario… in attesa di diventare Comunità Pastorale. Purtroppo, questo è andato per le lunghe!
Si è deciso però che vale la pena di aspettare ancora fino ad Ottobre, quando tutti i Consigli Pastorali della Diocesi saranno rinnovati. In questi mesi il Coordinamento Pastorale sarà ancora operativo, poi si faranno le Elezioni.
Se desideri impegnarti in questo servizio
è opportuno che ti prepari informandoti su cosa è il Consiglio Pastorale,
su cosa si fa in questo luogo di comunione e corresponsabilità ,
per cogliere come questo organismo è importante per la vita di una Comunità .
Qual è il servizio che svolge
il CONSIGLIO PASTORALE?
Lungi dall’essere un semplice organismo burocratico esso mostra che il soggetto e il protagonista attivo della missione evangelizzatrice è il Popolo di Dio, perché ogni fedele ha ricevuto i doni dello Spirito attraverso Battesimo e Cresima.
Il Consiglio Pastorale è costituito da rappresentanti delle 2 Parrocchie e dai Membri previsti, ed è presieduto dal Responsabile della Comunità Pastorale.
Ha la responsabilità di orientare la vita della Comunità affinché sia corrispondente all’intenzione missionaria e pratichi lo stile evangelico della comunione, che si traduce nel collaborare e nell’essere corresponsabili.
Il Consiglio Pastorale definisce le iniziative che mantengono la vivacità e l’identità delle singole Parrocchie, e favorisce la condivisione dei doni, delle risorse e delle proposte che definiscono la Comunità pastorale e - al tempo stesso - ne mettono in evidenza i vantaggi per il bene delle singole Parrocchie, dei diversi Gruppi e dell’insieme della Comunità pastorale.
Esso è il soggetto primario che rappresenta l’intera Comunità e che discerne e definisce le priorità pastorali.
Nell’ambito della nostra Comunità pastorale, i fedeli saranno rappresentati dai laici eletti nel Consiglio Pastorale, luogo in cui maturano le scelte più significative, quelle che delineano il cammino della Comunità nel suo insieme. |
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45ª GIORNATA PER LA VITA - La morte non è mai una soluzione |
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“In questo nostro tempo, quando l’esistenza si fa complessa e impegnativa, quando sembra che la sfida sia insuperabile e il peso insopportabile, sempre più spesso si approda a una “soluzione†drammatica: dare la morte. Certamente a ogni persona e situazione sono dovuti rispetto e pietà , con quello sguardo carico di empatia e misericordia che scaturisce dal Vangelo. Siamo infatti consapevoli che certe decisioni maturano in condizioni di solitudine, di carenza di cure, di paura dinanzi all’ignoto…
È doveroso chiedersi se il tentativo di risolvere i problemi eliminando le persone sia davvero efficace.
Siamo sicuri che la banalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza elimini la ferita profonda che genera nell’animo di molte donne che vi hanno fatto ricorso? Donne che, in moltissimi casi, avrebbero potuto essere sostenute in una scelta diversa e non rimpianta, come del resto prevedrebbe la stessa legge 194 all’art.5. È questa la consapevolezza alla base di un disagio culturale e sociale che cresce in molti Paesi e che, al di là di indebite polarizzazioni ideologiche, alimenta un dibattito profondo volto al rinnovamento delle normative e al riconoscimento della preziosità di ogni vita, anche quando ancora celata agli occhi: l’esistenza di ciascuno resta unica e inestimabile in ogni sua fase.
Siamo sicuri che il suicidio assistito o l’eutanasia rispettino fino in fondo la libertà di chi li sceglie – spesso sfinito dalla carenza di cure e relazioni – e manifestino vero e responsabile affetto da parte di chi li accompagna a morire?
Siamo sicuri che la radice profonda dei femminicidi, della violenza sui bambini, dell’aggressività delle baby gang… non sia proprio questa cultura di crescente dissacrazione della vita?
Siamo sicuri che dietro il crescente fenomeno dei suicidi, anche giovanili, non ci sia l’idea che “la vita è mia e ne faccio quello che voglio?â€
Siamo sicuri che la chiusura verso i migranti e i rifugiati e l’indifferenza per le cause che li muovono siano la strategia più efficace e dignitosa per gestire quella che non è più solo un’emergenza?
Siamo sicuri che la guerra, in Ucraina come nei Paesi dei tanti “conflitti dimenticatiâ€, sia davvero capace di superare i motivi da cui nasce? “
(Dal Messaggio dei Vescovi Italiani)
“In questo nostro tempo, quando l’esistenza si fa complessa e impegnativa, quando sembra che la sfida sia insuperabile e il peso insopportabile, sempre più spesso si approda a una “soluzione†drammatica: dare la morte. Certamente a ogni persona e situazione sono dovuti rispetto e pietà , con quello sguardo carico di empatia e misericordia che scaturisce dal Vangelo. Siamo infatti consapevoli che certe decisioni maturano in condizioni di solitudine, di carenza di cure, di paura dinanzi all’ignoto…
È doveroso chiedersi se il tentativo di risolvere i problemi eliminando le persone sia davvero efficace.
Siamo sicuri che la banalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza elimini la ferita profonda che genera nell’animo di molte donne che vi hanno fatto ricorso? Donne che, in moltissimi casi, avrebbero potuto essere sostenute in una scelta diversa e non rimpianta, come del resto prevedrebbe la stessa legge 194 all’art.5. È questa la consapevolezza alla base di un disagio culturale e sociale che cresce in molti Paesi e che, al di là di indebite polarizzazioni ideologiche, alimenta un dibattito profondo volto al rinnovamento delle normative e al riconoscimento della preziosità di ogni vita, anche quando ancora celata agli occhi: l’esistenza di ciascuno resta unica e inestimabile in ogni sua fase.
Siamo sicuri che il suicidio assistito o l’eutanasia rispettino fino in fondo la libertà di chi li sceglie – spesso sfinito dalla carenza di cure e relazioni – e manifestino vero e responsabile affetto da parte di chi li accompagna a morire?
Siamo sicuri che la radice profonda dei femminicidi, della violenza sui bambini, dell’aggressività delle baby gang… non sia proprio questa cultura di crescente dissacrazione della vita?
Siamo sicuri che dietro il crescente fenomeno dei suicidi, anche giovanili, non ci sia l’idea che “la vita è mia e ne faccio quello che voglio?â€
Siamo sicuri che la chiusura verso i migranti e i rifugiati e l’indifferenza per le cause che li muovono siano la strategia più efficace e dignitosa per gestire quella che non è più solo un’emergenza?
Siamo sicuri che la guerra, in Ucraina come nei Paesi dei tanti “conflitti dimenticatiâ€, sia davvero capace di superare i motivi da cui nasce? “
(Dal Messaggio dei Vescovi Italiani)
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"Annunciate con gioia... la bellezza di essere famiglia" |
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Papa Francesco ha offerto questo Mandato alle famiglie
a conclusione del X Incontro delle famiglie (Giugno 2022).
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Care famiglie, vi invito a proseguire il cammino ascoltando il Padre che vi chiama: fatevi missionarie per le vie del mondo! Non camminate da sole! Voi, giovani famiglie, fatevi guidare da chi conosce la via, voi che siete più avanti, fatevi compagne di viaggio per le altre. Voi che siete smarrite a causa delle difficoltà , non fatevi vincere dalla tristezza, fidatevi dell’Amore che Dio ha posto in voi, supplicate ogni giorno lo Spirito di ravvivarlo. Annunciate con gioia la bellezza dell’essere famiglia! Annunciate ai bambini e ai giovani la grazia del matrimonio cristiano. Donate speranza a coloro che non ne hanno. Agite come se tutto dipendesse da voi, sapendo che tutto va affidato a Dio. Siate voi a “cucire†il tessuto della società e di una Chiesa sinodale, che crea relazioni, moltiplicando l’amore e la vita. Siate segno del Cristo vivente, non abbiate paura di quel che il Signore vi chiede, né di essere generosi con Lui. Apritevi a Cristo, ascoltatelo nel silenzio della preghiera. Accompagnate chi è più fragile fatevi carico di chi è solo, rifugiato, abbandonato. Siate il seme di un mondo più fraterno! Siate famiglie dal cuore grande! Siate il volto accogliente della Chiesa! E, per favore, pregate, sempre pregate! Maria, nostra Madre, vi soccorra quando non ci sarà più vino, sia compagna nel tempo del silenzio e della prova, vi aiuti a camminare insieme al suo Figlio Risorto. |
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Domenica della PAROLA di DIO - Un dono imperdibile |
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Oggi celebriamo un dono grande e prezioso che, come Chiesa, abbiamo ricevuto e che possediamo: la Sacra Scrittura (Bibbia). È il “libro†di cui si serve lo Spirito santo per farci crescere come cristiani. Papa Francesco ne fa l’elogio.
La Parola svela Dio. Gesù, attraverso le Scritture, ci svela il volto di Dio come di Colui che si prende cura della nostra povertà ed ha a cuore il nostro destino… il Dio vicino, con quella vicinanza che è compassionevole e tenera, vuole sollevarti dai pesi che ti schiacciano, vuole riscaldare il freddo dei tuoi inverni, vuole illuminare le tue giornate oscure, vuole sostenere i tuoi passi incerti. E lo fa con la sua Parola, con la quale ti parla per riaccendere la speranza dentro le ceneri delle tue paure, per farti ritrovare la gioia nei labirinti delle tue tristezze, per riempire di speranza l’amarezza delle solitudini…
Fratelli, sorelle, chiediamoci… quale volto di Dio annunciamo nella Chiesa? Il Salvatore che libera e guarisce o il Dio Temibile che schiaccia sotto i sensi di colpa? Per convertirci al vero Dio, Gesù ci indica da dove partire: dalla Parola. Essa nutre e rinnova la fede: rimettiamola al centro della preghiera e della vita spirituale! Al centro, la Parola che ci rivela come è Dio. La Parola che ci fa vicini a Dio.
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La Parola ci porta all’uomo. Ci porta a Dio e ci porta all’uomo… La Parola ci spinge fuori da noi stessi per metterci in cammino incontro ai fratelli con la sola forza mite dell’amore liberante di Dio… In questo modo ci rivela qual è il culto più gradito a Dio: prendersi cura del prossimo. Nel momento in cui nella Chiesa ci sono le tentazioni della rigidità , che è una perversione, e si crede che trovare Dio è diventare più rigidi, con più norme, le cose giuste, le cose chiare… La rigidità  non ci cambia, ci nasconde: la Parola di Dio ci cambia penetrando nell’anima come una spada (cfr Eb 4,12), ci invita a uscire allo scoperto, a non nasconderci dietro la complessità dei problemi, dietro il “non c’è niente da fareâ€, “è un problema loroâ€, “è un problema suoâ€, o il “che cosa posso farci io?â€, “lasciamoli lìâ€. La sacra Scrittura non ci è stata data per intrattenerci, per coccolarci in una spiritualità angelica, ma per uscire incontro agli altri e accostarci alle loro ferite. La Parola che si è fatta carne (cfr Gv 1,14) vuole diventare carne in noi. Non ci astrae dalla vita, ma ci immette nella vita, nelle situazioni di tutti i giorni, nell’ascolto delle sofferenze dei fratelli, del grido dei poveri, delle violenze e delle ingiustizie che feriscono la società e il pianeta, per non essere indifferenti, ma cristiani operosi, cristiani creativi, profetici.
La Parola di Dio ci cambia Essa vuole prendere carne oggi, nel tempo che viviamo, non in un futuro ideale. Chiediamoci allora: vogliamo imitare Gesù, diventare ministri di liberazione e di consolazione per gli altri, attuare la Parola? Siamo una Chiesa docile alla Parola? Una Chiesa portata all’ascolto degli altri, impegnata a tendere la mano per sollevare i fratelli e le sorelle da ciò che li opprime, per sciogliere i nodi delle paure, liberare i più fragili dalle prigioni della povertà , della stanchezza interiore e dalla tristezza che spegne la vita? Vogliamo questo? |
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