Calendario Comunità Pastorale

Amici della Parrocchia

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Parrocchia Santi Quirico e Giulitta - Solaro
Carissimi parrocchiani/-e, finalmente HABEMUS PAPAM ! PDF Stampa E-mail

Dopo giorni di attesa e di preghiera, in cui la Chiesa ha invocato lo Spirito Santo sul Conclave, è stato nominato dai Cardinali elettori Robert Francis PREVOST, con il nome di LEONE XIV. Diciamo subito che anche questa volta il candidato non era né previsto né chiacchierato, ma sicuramente un Papa legato a Papa Francesco (era stato nominato gli ultimi due anni responsabile del Dicastero per la nomina dei Vescovi), un Papa con esperienza missionaria di vari anni (in una Diocesi del Perù), un Papa studioso e legato alla vita religiosa degli Agostiniani, presenti in tutto il mondo seguendo la preziosa regola di vita di S. Agostino, un Papa pastore e con una visione mondiale sulle problematiche che la Chiesa ha vissuto negli ultimi anni attraverso l’esperienza sinodale (sarà lui a portarla a conclusione). Penso che dobbiamo essere tutti contenti che questa scelta non è stata né lunga né complessa, nonostante la stampa abbia fatto di tutto per vedere la Chiesa divisa in partiti e fazioni: niente di più sbagliato: anche i criteri espressi tra tradizionalisti e progressisti (categorie più politiche che altro, poco adatte alla narrazione che riguarda la Chiesa cattolica) si sono subito stemperate e sono cadute nell’oblio. La Chiesa è invece comunione nella differenza, è cattolica nel senso di aperta all’annuncio del Vangelo in ogni parte del pianeta (bello vedere tutta quella gente sotto il loggione di San Pietro e pregare, attendere, gioire della elezione del nuovo Pontefice, una unità riscoperta – se ancora ce ne fosse bisogno - nel cammino della cattolicità e della Chiesa Universale.

Il nuovo Papa Leone XIV ci ha dato subito le parole chiave del suo Magistero: la pace che viene dal Cristo Risorto, l’unità e la comunione che ognuno dei credenti è chiamato a costruire, per una missione ancora viva in tutte le parti della terra.

Ancora possiamo gridare: “Ubi Petrus, ibi Ecclesia!”.

Don Sergio Tomasello – parroco della Comunità Pastorale

 
Carissimi parrocchiani e membri della Comunità pastorale, PDF Stampa E-mail

siamo entrati in maggio, un mese molto importante, mese dedicato alla Vergine Maria, che viviamo all’interno del grande Tempo Pasquale: le 7 settimane che vanno dalla Pasqua di Resurrezione – da poco celebrata - alla Solennità di Pentecoste (quest’anno sarà domenica 8 giugno). Cinquanta giorni, un tempo ampio in cui riscoprire che Cristo è risorto e vivo nella Chiesa, e che in quanto risorto dona sempre alla sua Chiesa il suo Spirito di santità, il suo amore che perdona e redime, la sua stessa vita per la nostra salvezza. Ecco che in tutto questo la Vergine Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, ci è vicino, ci è di esempio, e ci sta davanti con la sua fedeltà: preghiamola ogni giorno.

Sia proprio Lei, la Vergine Maria, in questo mese di maggio a guidarci nel Pellegrinaggio della vita; sia Lei ad indicarci la strada maestra per seguire il suo Figlio Gesù, attraverso la preghiera meditata del S. Rosario (questa preghiera lo sappiamo ha un taglio cristologico, nel senso che meditiamo insieme a Maria i misteri della vita di Cristo: i misteri della gioia e del dolore, i misteri della gloria e della luce, ci parlano di Lui!). Stiamo vicino a Maria in questi giorni e non sbaglieremo direzione.

Un invito poi che voglio anche fare a tutti è di attendere in preghiera la nomina del nuovo Papa, il successore di Pietro, per tutta la Chiesa cattolica. Il 7 maggio inizierà il Conclave e i vari Cardinali saranno pronti a confrontarsi, a pregare e a riflettere sul momento di Chiesa che stiamo vivendo e sulla eredità spirituale lasciata da Papa Francesco. Certamente lo Spirito Santo soffierà in questa Assemblea di Vescovi riuniti insieme in Vaticano: dobbiamo pregare per il dono del discernimento e perché la persona scelta dai vari Cardinali sia idonea alla Missione che la Chiesa ha nel mondo odierno e futuro. Per favore: non andate dietro a tante inutili parole, non seguite i toto-Papa che non servono a nulla. Leggete per esempio con assiduità il giornale Avvenire, e ascoltate le voci ecclesiali deputate a seguire questi eventi – sala stampa, comunicati ufficiali - e che riporteranno giorno per giorno le giuste notizie da sapere e da condividere all’interno della Chiesa Cattolica. Tanti giornalisti hanno attese e curiosità molto diverse da noi credenti. Scegliete bene chi ascoltare e su cosa riflettere.

Don Sergio Tomasello – parroco della Comunità Pastorale

 
Carissimi, PDF Stampa E-mail

nel giorno dei funerali di Papa Francesco, monsignor Mario Delpini riflette sulla cifra complessiva del pontificato («la pratica della misericordia»), sui frutti maturati in Diocesi («la cura del creato, l’impegno per la pace, i percorsi di preparazione al Sinodo») e rivela a tutti: «Per me aveva una certa simpatia».

Eccellenza, che cosa riassume la ricchezza del pontificato di papa Francesco?
Credo che il suo motto episcopale, “Miserando atque eligendo”, sia una proposta sintetica molto affascinante: Dio ha avuto misericordia di me e mi ha scelto e sono incaricato di praticare la misericordia. Questo atteggiamento di presa a cuore della Chiesa, dei poveri, delle guerre, delle situazioni complicate che si sono realizzate anche nella Chiesa, la misericordia con cui si è fatto carico dei miseri, mi pare che sia iscritta nella sua intuizione originaria di quando è diventato vescovo e Papa. Riassume tanti aspetti del suo pontificato.

Quale indirizzo il Santo Padre ha impresso alla Chiesa Cattolica?

La storia della Chiesa è come la tessitura di un grande arazzo. Quindi ciascuno porta i suoi fili, tesse il suo disegno e l’arazzo poco a poco si completa. Nella storia della Chiesa ciascuno ha portato il dono speciale che ha ricevuto dallo Spirito: tutto ha contribuito a scrivere la storia della Chiesa, la sua tradizione, le sue manifestazioni al mondo, i suoi peccati, le sue grazie. Noi stiamo tessendo tutti insieme questo arazzo e l’impronta che papa Francesco ha lasciato è definitiva, è come quando si fa un disegno su un arazzo. Poi continueranno i suoi successori a tessere l’arazzo, perché la gloria di Dio possa manifestarsi in ogni tempo e in ogni luogo attraverso il segno povero della Chiesa.

In che modo la Diocesi di Milano può custodire l’eredità di questo papa?

In Diocesi il magistero di papa Francesco è stato recepito da molti dando vita anche a forme continuative di riflessione, di impegno come i gruppi Laudato si’, i percorsi della sinodalità, tante forme di interpretazione del fenomeno migratorio, di sensibilità per la pace o di cura per la recezione del Vaticano II nelle sue forme più significative. Il tema della sinodalità – su cui il Papa ha impegnato tutta la Chiesa, quella italiana in particolare, e che anche la Chiesa di Milano sta praticando – è un’eredità significativa di un modo nuovo di gestire la responsabilità, la corresponsabilità e la decisione sui temi dentro la comunità milanese.

Vuole condividere con noi un suo ricordo personale?

Una parola che mi è stata rivolta da papa Francesco e che lui ha ripetuto incontrando gruppi di ambrosiani in visita è stata: «Il vescovo di Milano è piccolo, ma è tutto pepe». Una ulteriore espressione di simpatia.

 
Carissimi parrocchiani, PDF Stampa E-mail

auguri di cuore per questa Pasqua 2025. Un augurio che voglio formulare in comunione con tutte le Chiese cristiane che il 20 aprile festeggiano insieme Cristo Risorto, Cristo vivo e presente nelle varie Chiese e nelle tante Comunità cristiane che seguono la vita cristiana nell’impegno quotidiano della preghiera e della carità fraterna, impegnati per la pace tra i popoli e nel promuovere la giustizia e la dignità delle persone.

Abbiamo pregato nel Giovedì Santo per la Comunione tra noi e con il Signore: ricevendo l’Eucaristia come discepoli riconciliati; abbiamo sofferto sotto la Croce di Gesù ricordando i tanti motivi di sofferenza che anche oggi abitano la nostra terra e la condizione di molti uomini e donne – e purtroppo anche molti minori – per cui anche il nostro Signore è morto; abbiamo atteso il giorno della Risurrezione che oggi annunciamo al mondo, come motivo di gioia e di speranza per tutti. La Chiesa vive nella costante presenza e comunione con il suo Signore. Da questo fatto esprimo ad augurio per la nostra Comunità pastorale e per tutti i fedeli che la compongono: possa l’evento di Emmaus, di cui portiamo il titolo come Comunità, ispirare anche oggi il passaggio dalla tristezza alla gioia, dal senso di solitudine e di abbandono (Cristo è morto su quella croce) al senso di riconoscenza e gioia vera (“…non ci ardeva forse il cuore nel petto quando ci spiegava le Scritture?”). Possa la fede rinnovata dei due Discepoli di Emmaus farci correre agili e felici, per le strade del mondo, anzitutto confermando la nostra fede nel Credo che abbiamo rinnovate la notte di Pasqua o alla Messa della Risurrezione, e poi avere il desiderio di testimoniare che il Signore è sempre con noi, con le nostre famiglie, con la Comunità cristiana, perché Egli ci ha perdonato e riscattato, è venuto in noi, discepoli di questo tempo della Chiesa, e ha donato il suo Spirito di santità, che ci abita e ci spinge a vivere come Lui.

Buona Pasqua …da risorti! Don Sergio Tomasello – vostro parroco

 
Oggi, carissimi parrocchiani, PDF Stampa E-mail

Domenica 13 aprile 2025, entriamo nella Settimana Santa con il dono di un Ulivo benedetto, segno della accoglienza riservata a Gesù nel suo ingresso vittorioso nella Città Santa, Gerusalemme, segno di benedizione che porteremo nelle nostre case. Entriamo più propriamente nella Settimana Autentica, chiamata così dal nostro patrono S. Ambrogio, perché per i cristiani è la Settimana più importante dell’Anno Liturgico, il cuore pulsante del Mistero di Cristo e della sua Pasqua di Resurrezione. E’ “autentica” anche perché in questi giorni saremo chiamati tutti e ripercorrere l’itinerario di purificazione dei Discepoli divenuti in quel Cenacolo, ma anche sotto la Croce e davanti a Cristo Risorto, la vera Chiesa di Cristo, chiamata, amata, salvata, fortificata e mandata ad annunciare a tutti: “Cristo è Risorto, Cristo è vivo”. Si, Cristo è per sempre con noi, nella Chiesa di ogni tempo e di ogni luogo. Il nostro Battesimo e la nostra Eucaristia, che rinnoviamo nella Veglia Pasquale di Sabato sera, segnano per sempre la nostra appartenenza a Lui, e vivendo con Lui e come Lui ci guadagniamo la vita eterna, quel paradiso in cui non solo il Buon ladrone ma anche ciascuno di noi potrà entrare, in comunione con Cristo Risorto e vivo!

Il nostro Vescovo Mario Delpini durante la Via Crucis di Limbiate venerdì sera ha parlato della partecipazione di Cristo alle nostre lacrime: sì il Cristo alla vista di Gerusalemme pianse (oggi in quel luogo fuori dalla città santa c’è la Chiesa del Dominus flevit = Il Signore pianse); poi il Cristo alla vista della tomba di Lazzaro e vedendo le lacrime delle sue sorelle Marta e Maria, pianse di commozione per la morte dell’amico; ma nello stesso tempo lo strappò dalla morte fisica, anticipando così la sua Resurrezione. Ma anche tante persone hanno pianto per Lui: le donne di Gerusalemme salendo al Calvario piangono per il loro Signore; anche Maria sua Madre piange vedendo il Figlio trattato in quel modo, consegnato alla morte per noi; anche la Maddalena alla tomba di Gesù, mentre lo cerca senza trovarlo …piange: voleva abbracciarlo e onorarlo anche da morto. Gli chiede Gesù risorto, avvicinandosi a lei: “Donna, perché piangi? chi cerchi?”.

Ecco Gesù partecipa pienamente delle nostre lacrime di disperazione e di tristezza, condivide tutto il dolore provocato dall’uomo contro altri uomini, prende su di sé ogni cattiveria e ogni violenza, subisce questo male … ma perché in Lui venga superato il suo potere distruttivo. Viviamo così la Pasqua di Cristo, sapendo che Gesù Risorto ha condiviso molte lacrime nostre prima di salvarci, e facendo così – assumendo su di Lui tanto dolore e morte – ci ha salvato davvero!

Buona Pasqua carissimi parrocchiani. Don Sergio - parroco

 
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Sabato, 11 gennaio 2020

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