| Carissimi parrocchiani e parrocchiane, |
| Sabato 15 Febbraio 2025 16:53 |
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siamo da qualche mese inseriti nel cammino della Chiesa Universale, cioè nel cammino del Giubileo 2025, indetto da Papa Francesco con la bolla pontificia “SPES NON CONFUNDIT” - la Speranza non delude - frase tratta dalla Lettera di San Paolo ai Romani al cap. 5. Questo è anche il motivo per cui in tutti i loghi del Giubileo spicca la frase “Pellegrini di speranza”, che suona come un invito a tutti noi a coltivare questo atteggiamento nei confronti del nostro mondo contemporaneo: siate pellegrini di speranza, voi credenti, davanti a un mondo deluso, individualista, chiuso nelle proprie riserve, che ha smarrito la gioia e si sta progressivamente incupendo. Siate capaci con il vostro pellegrinare di infondere nuova speranza in questo nostro mondo piegato alle logiche della guerra, della mancanza di fraternità, attratto più dalla morte che dalla vita, incapace di generare futuro. spesso anche influenzando le nuove generazioni. Apriamo le porte, spalanchiamo i cuori, facciamo scelte e gesti che indichino una nuova conversione; amiamo la vita, spendiamoci per essa; impegniamo mente e cuore per infondere nuova speranza ai vostri vicini, colleghi, amici e conoscenti. La speranza, quando è fondata sull’amore di Dio per noi, sulla sua scommessa di perdono sull’umanità stanca, non delude mai, anzi è capace di farci rialzare, di farci creare legami di solidarietà e di vicinanza; è un amore quello di Dio che supera anche le nostre aspettative, ci supera e ci precede, e sempre ci spinge ad andare nella giusta direzione, pieni di carica interiore e di speranza, appunto! Il Papa Francesco, che in questi giorni non sta bene di salute (preghiamo per lui e per la sua pronta guarigione!), ci aveva dato una nuova Lettera Enciclica pochi mesi fa, intitolata: “Dilexit nos”, che si traduce: “Ci ha amati!”. In uno dei suoi passaggi ci invita ad essere la Chiesa della consolazione. Parte dalla esperienza della contemplazione del Cuore di Cristo, che produce nei credenti la gratitudine, la tenerezza e la pace interiore. E’ come se adorando il Signore e considerando il suo amore per noi e per l’umanità tutta, noi riceviamo la carezza del Signore: sentire questo amore da parte sua ci fa unire a Lui saldamente. E cosa produce questo in noi? Un grande desiderio di consolazione anche verso l’umanità: il credente sente nel suo cuore l’espressione dei profeti: “Consolate, consolate il mio popolo” – Isaia 40,1. Questo ci invita quindi a cercare di approfondire la dimensione comunitaria, sociale e missionaria di ogni autentica devozione del Cuore di Cristo. E’ Lui che ci manda ai fratelli con la stessa compassione di Cristo. Don Sergio Tomasello – parroco della CP “Discepoli di Emmaus” |


