| ORATORIO DEI SANTI AMBROGIO E CATERINA - SOLARO |
| Martedì 09 Maggio 2017 10:56 |
|
“Oratorio, dal latino orare, è luogo di preghiera per eccellenza, luogo della devozione privata, ambiente dedicato all’incontro fra Dio e l'uomo. Siamo negli anni di una terribile carestia conseguente alla peste del 1361, la richiesta di intercessione si fa urgente, ed ecco sorgere questo gioiello di architettura trecentesca sulle cui pareti Maria si fa carico di tale richiesta. Scorrono sull'intera superficie interna, disposte come il racconto delle pagine di un libro, immagini che mostrano il ruolo della Vergine, nuova Eva, advocata nostra. L'Oratorio è voluto da Ambrogio Birago, nobile cittadino milanese, e dalla moglie Caterina degli Amizoni, due personaggi legati ai Visconti che probabilmente si ispirano alla corte viscontea, in particolare a San Gottardo al Palazzo a Milano, edificio di cui certamente Solaro ripete alcune delle caratteristiche originarie. La posa della prima pietra è datata 1363 e nel 1367 viene assicurato un beneficium all'Oratorio. Solaro è cronologicamente la prima delle fondazioni gentilizie in Lombardia giunte sino a noi, un gruppo piuttosto omogeneo di edifici a pianta unica, interamente affrescati, voluti da signori locali vicini ai Visconti, preziose testimonianze di pittura trecentesca.
La semplicità dell'architettura, in mattoni a vista, decorata solo da un motivo ad archetti intrecciati sul fianco e da una cornice a beccatelli sulla facciata a capanna, si sposa con la ricchissima decorazione ad affresco che riveste le volte e le pareti dell'interno; le scene sono incorniciate da eleganti fasce decorative che rivestono anche i costoloni delle volte, così che l'insieme risulta armonioso e uniforme. Il programma iconografico, incentrato sulla figura di Maria, è presentato dalle figure dei Santi Ambrogio e Caterina, eponimi dei committenti, affrescati grandissimi ai lati della Crocifissione: i due Santi sono rivolti verso il Crocifisso che è il culmine emozionale di un percorso di catechesi, probabilmente voluto dai committenti. Sono numerose le corrispondenze iconografiche fra le figure di Eva, nella prima campata con Storie della Genesi, e di Maria, nella seconda con Storie della Vergine. La narrazione propende per episodi talvolta insoliti, ma molto realistici, arricchiti di particolari curiosi che avvicinano il fedele alle Sacre Scritture. Nella prima campata le Storie dei Progenitori.
Nella volta della seconda campata sono raffigurati i Quattro Evangelisti seduti in splendidi troni ; sulla parete sinistra le Storie dei genitori della Vergine trovano riscontro nei Vangeli Apocrifi.
Sull'arco di fronte alla Crocifissione l’Annunciazione segna il passaggio ai Vangeli Canonici, ai quali invece si ispirano le scene della parete destra del presbiterio.
Occupa tutta la parete di fondo del presbiterio una grandiosa Crocifissione; essa poggia su un'alta fascia che, ricoprendo anche l'altare, riproduce lo stemma della famiglia Birago: tre bande contromerlate rosse su fondo bianco adorne di trifoglio.
Ecco che il tema del Peccato Originale presentato nella prima campata, trova corrispondenza nella Crocifissione, dove la figura della Vergine svenuta rimanda a Eva che porge la mela; così come il tema dell'Ammonimento di Dio Padre nella vela della prima campata è fortemente collegato a quello del Giudizio Universale sulla parete sinistra della stessa campata, dove la figura di Maria che mostra i seni che hanno allattato il Figlio, rimanda alla figura di Eva inginocchiata dinanzi al Padre. Il ciclo risulta nel complesso assai omogeneo anche dal punto di vista stilistico; il Maestro che vi operò fu probabilmente affiancato da uno o più aiuti, oggi difficilmente distinguibili a causa dello stato di degrado di molte scene. È certamente riconoscibile in queste pitture l'influsso di due importanti pittori del Trecento lombardo: Giovanni da Milano, formatosi in Lombardia a contatto con l'ambiente giottesco, ma attivo in Toscana dalla metà del Trecento, e Giusto de' Menabuoi, nato a Firenze, ma attivo in Lombardia alla fine degli anni Quaranta. Gli affreschi di Solaro si collocano in questo clima, fra le citazioni di stampo toscano, che da Giotto passano attraverso i "giotteschi di fronda", e quel gusto della narrazione tutto lombardo, che ama indugiare sui particolari. A ciò si aggiunga il rapporto con la produzione miniata del tempo, così come le pareti del presbiterio dell'Oratorio di Solaro, mostrano di aver assimilato la lezione di Giusto de' Menabuoi, tanto ben rappresentata dal piccolo Trittico del 1367 (Londra, National Gallery). Numerosi i confronti più volte proposti dalla critica con altri cicli pittorici della seconda metà del Trecento, come gli affreschi dell'ex Chiesa di Santa Maria di Brera, di San Pietro Celestino e di Sant'Eustorgio a Milano, dell'Abbazia di Viboldone e dell'Oratorio di Lentate sul Seveso, tutti partecipi dello stesso gusto per la narrazione, che nelle scelte iconografiche e nella qualificazione pittorica dello spazio dichiarano le loro radici lombarde, un gusto che certamente risponde alle richieste di una committenza molto spesso di tipo laico e aristocratico. Gli interventi di restauro eseguiti a partire dal 1933, con il discialbo della volta della prima campata e i successivi interventi di consolidamento eseguiti fino al 2004, sono serviti finora a limitare parzialmente il degrado incombente; solo un'ulteriore fase di restauro e valorizzazione, più accurata e specifica, potrà avere effetti decisivi sul mantenimento dell'Oratorio.”
(da uno scritto della Dott.sa Rosanna Ferrari curatrice del libro “Stupore e Bellezza” edito dalla Parrocchia di Solaro e dall’Associazione Amici dell’Oratorio dei Santi Ambrogio e Caterina nell’anno 2010)
|







